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Capgemini: la pandemia non arresta la transizione energetica

Capgemini, nel suo report annuale World Energy Markets Observatory, evidenzia che nonostante la pandemia, i progressi tecnologici del settore hanno accelerato la transizione energetica. I grandi attori del mercato Carbon & Oil stanno subendo forti pressioni che li convincono a diversificare il proprio business e a impegnarsi per raggiungere la carbon neutrality.

L’emergenza sanitaria non ha frenato la corsa delle energie rinnovabili e delle tecnologie volte a incrementare la sostenibilità.
Il mondo continua sulla strada che porterà alla decarbonizzazione, ma l’obiettivo sembra ancora difficile da raggiungere.

Gli effetti del calo dei consumi

Il calo dei consumi, lo stop agli spostamenti e la drastica riduzione dell’attività industriale ha avuto anche un aspetto positivo per il pianeta.
La riduzione dell’emissione di gas serra è infatti la più alta registrata dal secondo dopo guerra ad oggi.
Il dato positivo è dovuto ai vari lockdown che si sono succeduti praticamente in tutto il mondo. Per raggiungere il risultato sperato, tuttavia, tali restrizioni dovrebbero essere ripetute per altri 10 anni. Al contrario, la lenta ripartenza a livello globale sta riportando le emissioni al pre-Covid19 e, passata la pandemia, si tornerà probabilmente ai dati del 2018.
La buona notizia, che potrebbe invece invertire la tendenza, è che ben un terzo del Recovery Found verrà destinato alla transizione energetica e alla sostenibilità.

Energie rinnovabili, reti e metodi di stoccaggio

L’evoluzione tecnologica sta aiutando a risolvere alcune delle problematiche principali legate all’uso delle energie rinnovabili, primo tra tutti il problema dello stoccaggio.

Gli investimenti destinati alle energie rinnovabili rappresentano oggi la metà del totale degli investimenti destinati alla produzione di energia elettrica e questo dato è incrementale.
Contestualmente, il costo dell’energia sta calando e secondo Capgemini quella dell’eolico, ad esempio, ha toccato un -10%.

Anche le batterie e gli strumenti per lo stoccaggio hanno visto una diminuzione dei costi.
Le reti invece hanno evidenziato alcune problematiche soprattutto durante il lockdown. L’energie non programmabili, come l’eolico e il fotovoltaico, hanno messo in crisi il sistema quando la richiesta energetica è diminuita e la quota delle rinnovabili è aumentata.

In California ad esempio, durante l’estate, la richiesta di energia rinnovabile dovuto all’uso dell’aria condizionata ha mandato in crisi il sistema
Per risolvere il problema, che in alcuni paesi ha creato mini blockout, l’investimento richiesto è nella direzione della digitalizzazione e delle reti smart.
L’obiettivo è raggiungere una produzione programmata e una stabilità dello stoccaggio. Capgemini evidenzia che la tecnologia è finalmente matura per farlo.

Le proposte per il futuro

Secondo Capgemini è necessario monitorare con attenzione le modalità di attuazione dei progetti finanziati dal Recovery Found investendo sugli impianti carbon free.
Sarebbe opportuno monitorare le emissioni, dare un costo alle emissioni in carbonio con tasse sulla CO2, oltre che incentivare la produzione di energia pulita.
Nei trasporti il passaggio all’elettrico deve diventare l’obiettivo primario permettendo una decarbonizzazione dell’economia.

A luglio del 2020 la Commissione Europea ha stanziato un fondo affinché la quota di energia idrogeno green raggiunga il 14% del totale.

Ultimo suggerimento, non meno necessario, è quello di investire sulla digitalizzazione delle reti per aumentarne la stabilità.


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