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Edge computing, cos’è, come funziona e come implementarlo

L’edge computing è la tecnologia del futuro che consentirà alle aziende di utilizzare e distribuire un pool di risorse comune fra varie sedi sparse sul territorio. Ma cos’è con esattezza?

Un’architettura di edge computing si presenta come una struttura IT distribuita e decentralizzata. In particolare, la società di analisi di mercato IDC l’ha definita in maniera precisa, come “una rete mesh di micro data center, in grado di elaborare e memorizzare dati critici localmente, e di trasmettere tutti i dati ricevuti e/o elaborati a un data center centrale o a un repository di cloud storage”.

Il caso d’uso tipico è quello dei dispositivi e delle implementazioni IoT (Internet of things). Questi spesso devono fronteggiare problemi di latenza, mancanza di banda, affidabilità, non indirizzabili attraverso il modello cloud convenzionale. In questi casi l’architettura di tipo edge è in grado di limitare la mole di dati da inviare nel cloud. Essa elabora i dati critici, sensibili alla latenza, nel punto di origine, tramite uno smart device. Altrimenti, trasmette tali dati a un server intermedio, localizzato in prossimità.

I dati meno “time-sensitive” possono, di conseguenza, essere inviati alla struttura cloud o al data center dell’impresa, per consentire elaborazioni più complesse. Parliamo, a questo proposito, dell’analisi dei big data; delle attività di training per migliorare l’apprendimento degli algoritmi di machine learning (ML); dello storage di lungo periodo e dell’analisi di dati storici.

L’edge computing per l’Internet of Things

Per gli innovation manager che lavorano nell’impresa 4.0 è importante sapere che, tra le tecnologie vincenti del futuro industriale vi è l’IoT  (l’Internet delle Cose), con la possibilità di portare l’elaborazione dei dati letteralmente sul campo. Più vicino, quindi, a dove le informazioni vengono effettivamente raccolte. Parliamo di sensori, sistemi industriali, telecamere, POS, “smart meter” per elettricità, gas, acqua, e tanti altri dispositivi intelligenti e device embedded che oggi possono essere facilmente connessi al cloud.

Altro fenomeno interessante è il fatto che Internet sta diventando sempre più ‘Outernet’, ossia dal cyberspazio si è inclusa nel mondo fisico, attraverso app mobili, realtà aumentata (AR), ‘geotagging’, applicazioni ‘context-aware’, servizi e advertising ‘location-based’, algoritmi di riconoscimento facciale, ‘digital twin’ che abilitano la manutenzione predittiva di impianti e macchinari, veicoli a guida autonoma e reti radiomobili 5G. Questa trasformazione, dal mondo virtuale a quello fisico, ha generato un’enormità di dati da gestire però nella periferia della rete.

Il fattore sicurezza per la tecnologia edge

Molti dispositivi periferici come, per esempio, i dispositivi medicali o i dispositivi IoT come i frigoriferi intelligenti non possono essere sufficientemente protetti. Infatti, il framework  edge consente un approccio che supporta qualsiasi smart object. La sfida alla sicurezza che l’IT deve raccogliere è quindi non solo quella della progettazione e della governance degli edge data center che devono supportare uffici remoti e filiali ma soprattutto quella dei numerosissimi device intelligenti connessi.

In pratica, sarebbe necessario mappare tutti gli oggetti e verificare se autorizzarli a essere nella rete. Servirebbe poi installare un gateway edge che rappresenti una barriera tra l’IoT e la rete aziendale il che porterebbe a ridurre la “zona vulnerabile”.

Con l’intelligent edge, pertanto, si porta l’intelligenza artificiale ad operare a livello locale. Con questa innovativa tecnologia le aziende possono sfruttare la preziosa opportunità di fruire della possibilità di fare analisi avanzata dei dati e di poter fare lo sviluppo di soluzioni nel luogo in cui i dati stessi sono prodotti.

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