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Fiware: le smart city devono essere open source

La piattaforma open source creata da Fiware Foundation si offre alle smart city che ricercano un ecosistema sostenibile, aperto e implementabile, dedicato al controllo globale dei dati e all’integrazione con terze parti. 

A maggio 2021 è stato pubblicato “Let’s do it toghether – Fiware 4 cities” un libro digitale che illustra in primo luogo quanto fin qui è stato fatto da Fiware Foundation e quindi imposta un progetto per il futuro.

L’obiettivo è, come sempre, ambizioso: rendere le città ancora più smart e riuscire a farlo tramite l’open source.

La Fiware Foundation punta a un ecosistema complesso, in cui le singole attività si integrano e si completano l’un l’altra a beneficio dei cittadini e della sostenibilità.

La trasformazione che porta all’esecuzione della Smart City

Raccogliere dati, analizzarli, pubblicarli, prendere decisioni sulla base dello studio di questi dati: questa è la prima trasformazione.

Si tratta di una inversione di tendenza che va oltre la tecnologia e deve essere sposata dalle amministrazioni.

Chi governa si vede dimenticare le soluzioni frammentate che, inevitabilmente, portano a osservare un problema per volta. La struttura della smart city è complessa e altamente collaborativa. Include l’amministrazione, i cittadini, aziende private e strutture pubbliche, tutte in grado di interfacciarsi, collaborare, gestire la mole di lavoro e di dati in ingresso.

Il Content Broker di Fiware

L’anima della piattaforma open source di Fiware è il Content Broker. Raccoglie, gestisce, analizza e restituisce i dati. Può essere ampliamente integrato con sensori intelligenti, IoT, intelligenza artificiale e robotica, oltre che, ovviamente, con tutte le altri componenti open source di Fiware.
Lo scopo è ben chiaro: lavorare sui big data.

Il CEF (Connecting Europe Facility) dell’Unione Europea ha scelto Fiware come blocco predefinito per questo scopo. Viene proposto quindi come mezzo standard alle pubbliche amministrazioni degli Sstati che fanno parte della UE, oltre che, chiaramente, alle imprese che vogliono adottarlo.
L’open source permette alle città di lavorare su modelli comuni e compatibili tra loro. Lo scambio di informazioni rende l’esperienza della smart city sempre più replicabile in altre realtà, con costi minori e tempi inferiori per lo sviluppo.

Fiware può inoltre contare su una attiva comunità globale di sviluppatori. Il loro lavoro e la loro esperienza, nata in contesti diversi, rende la piattaforma sempre più completa e reattiva alle esigenze delle diverse comunità.

Le aree di applicazione

Nel dettaglio, quali sono le aree a cui si può applicare una gestione tramite piattaforma Fiware? Potenzialmente, tutte. E questo è proprio lo scopo dell’ambizioso progetto.

Esistono, integrabili con il Content Broker Fiware, che resta sempre il cuore del progetto, applicazioni in grado di gestire i rifiuti, l’illuminazione, l’irrigazione, le varie attività che compongono le proposte dedicate ai turisti, alle aziende operanti sul territorio, ai cittadini, e molto altro ancora, Senza dimenticare che Fiware vive di implementazioni continue.

La piattaforma offre già attivi diversi abilitatori, in grado di facilitare il dialogo con terze parti provenienti anche da aziende private, scelti sempre per la raccolta e l’analisi dei dati. Si parla ad esempio di sensori intelligenti, IoT, robotica avanzata.

Tutto nell’ottica, sempre, della facilitazione nello scambio dei dati.

L’opportunità che si apre per la smart city è enorme: anche l’archiviazione di tutti i dati può essere delegata a Fiware.
L’ecosistema open source Fiware è garantito da numerose partnership già attive e strategiche, come quella già citata con il CEF.


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